Veronesi: estetiste, frontiera dell’Oncologia

18 febbraio 2015, 12:15

Il videomessaggio inviato dal Prof. Umberto Veronesi alle 75 estetiste associate dell’Associazione Professionale di Estetica Oncologica (APEO). Segue la trascrizione.

Innanzitutto voglio dire alle estetiste che hanno terminato il corso, e che si apprestano a conseguire il diploma dell’Associazione Professionale di Estetica Oncologica (APEO), che sono rammaricato di non essere con loro in questa giornata felice. Sono dispiaciuto perché sono un sostenitore di questa attività.

L’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), da quando è nato, ha avuto come obiettivo e come missione, oltre ovviamente alla guarigione, la qualità della vita. Molto spesso pazienti guarite da un tumore rimangono psicologicamente o fisicamente in condizioni disagiate, non sono in accordo quindi con una buona qualità della vita, nella loro famiglia, con il loro partner o nel loro lavoro. Per questo sono molto lieto di questo traguardo. Spero che il corso sia stato utile, che le estetiste abbiano capito cos’è davvero la cura oncologica e quello che può fare un bravo estetista per ridurre il disagio.

Penso che il ruolo delle estetiste in Oncologia sarà sempre più importante. Non so dire cosa accadrà nei fatti, ma sono stato contento che in questo istituto (lo IEO) si aprisse uno Spazio Benessere per tutti i nostri pazienti. E sono convinto che il contributo delle estetiste sarà sempre più rilevante.

Per fare bene il loro lavoro, per capire i pazienti e per saper dialogare con loro, cosa molto importante, le estetiste devono conoscere molto bene la malattia e le terapie.

Per questo penso che il corso dell’Associazione Professionale di Estetica Oncologica (APEO) sia stato forse pesante, difficile, ma certamente formativo. È fondamentale questa conoscenza per una corretta e completa assistenza estetica, in senso globale, della paziente.

Qualcuno guarda con un po’ di sufficienza questa nostra iniziativa. Si tratta di medici che sono concentrati solo sulla guarigione fisica, mentre noi sappiamo che la malattia può colpire qualsiasi organo, ma viene elaborata dal cervello. Non possiamo perciò ignorare l’aspetto psicologico, il trauma psichico che i pazienti subiscono. Dobbiamo capire come possiamo alleggerirlo.

Sono convinto che se una paziente è seguita bene, curata bene, ma anche un po’ cullata da persone che le sono vicino e che la seguono anche nei dettagli dei suoi bisogni estetici, tutto questo la  aiuterà molto nel continuare a vivere in maniera controllata, seria, consapevole di una possibilità di guarigione, ma anche di una ripresa più che accettabile in termini di qualità della vita.

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