Nel linguaggio comune si parla spesso di “pelle sensibile”, ma quando si parla di persone sottoposte a terapie oncologiche questa definizione non è corretta. La pelle coinvolta dai trattamenti antitumorali non è semplicemente più delicata o reattiva: è una pelle oncologica, cioè una cute che ha subito modificazioni profonde sul piano anatomico e fisiologico.
Per comprendere l’importanza di questa distinzione è utile partire dal contesto epidemiologico. Ogni giorno in Italia si registrano più di mille nuove diagnosi di tumore e, secondo il Rapporto AIOM 2024, si stimano oltre 390.000 nuove diagnosi di tumore maligno ogni anno. Parallelamente, grazie ai progressi della medicina e alla diagnosi precoce, oggi circa 3,7 milioni di persone convivono con una neoplasia.
Questo dato racconta un importante successo della medicina oncologica, ma evidenzia anche una nuova esigenza: prendersi cura in modo competente degli effetti collaterali delle terapie, tra cui quelli che coinvolgono la pelle.
Le terapie antitumorali, siano esse farmacologiche o radianti, agiscono infatti su meccanismi biologici fondamentali delle cellule. Questa azione non interessa soltanto il tessuto neoplastico, ma coinvolge anche strutture cutanee sane, determinando modificazioni profonde dei processi biologici della pelle.
L’aggressione farmacologica o radiante può bloccare la mitosi delle cellule germinali dell’epidermide, ridurre lo spessore epidermico e compromettere la funzione di barriera della pelle. Il risultato è un tessuto con turnover cellulare rallentato, ridotta coesione dello strato corneo e maggiore perdita transepidermica di acqua (TEWL).
A queste alterazioni si associa spesso un’attivazione del sistema immunitario locale. Il rilascio di mediatori infiammatori, tra cui interleuchine e citochine come IL-1, IL-6 e TNF-α, favorisce la comparsa di prurito, eritema e infiammazione persistente. La pelle diventa quindi più fragile, vulnerabile e spesso dolorante.
In questo contesto, parlare di pelle sensibile non è sufficiente a descrivere la complessità delle modificazioni cutanee. La pelle oncologica è una cute alterata nei suoi equilibri anatomici, immunologici e biochimici, e proprio per questo richiede competenze specifiche per essere trattata in modo sicuro e appropriato.
Definire correttamente questa condizione non è una sfumatura linguistica, ma il primo passo per sviluppare un approccio estetico realmente consapevole e rispettoso delle caratteristiche biologiche della pelle durante e dopo le terapie oncologiche.
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